Crescita equilibrata e sostenibile

Piramidi e cerchi: verso nuovi modelli di coaching

Molti sostengono come il coaching, strumento di crescita e di sviluppo personale e organizzativo, sia uno dei migliori investimenti che imprenditori e aziende possano fare.

Al di là della nomea della quale questa disciplina si è circondata negli ultimi anni, complici sedicenti guru e santoni della formazione, condividiamo di seguito i principali dati emersi dalle ricerche condotte sul tema del ROI dell’Excecutive coaching.

Secondo questo studio[1], l’Executive coaching produce un ROI del 788% che impatta su aree eterogenee dell’ossatura dell’azienda: dalla soddisfazione dei collaboratori all’incremento della produttività generale; dall’aumento della qualità del servizio erogato alla conseguente crescita della soddisfazione del cliente fino ad arrivare all’incremento dei risultati economici e finanziari.

Un’altra autorevole ricerca[2], condotta su un campione ancora più ampio di aziende, consolida un risultato simile affermando che il coaching vale mediamente un ritorno dell’investimento di quasi sei volte tanto il costo sostenuto dall’azienda.

Più leggiamo questi numeri più le domande crescono e ci catapultano nella realtà quotidiana del nostro tessuto imprenditoriale dove molte imprese, nonostante gli investimenti in formazione, crescita e sviluppo delle proprie persone, vivono la frustrazione di vedere i tiepidi bagliori di risultati a breve termine collassare prepotentemente su loro stessi una volta terminata l’adrenalina post-intervento motivazionale.

Quali sono le principali ragioni alla base di questa incoerenza di fondo tra risultati attesi/sperati e l’impatto reale del coaching?

Ve ne condividiamo di seguito tre:

La decontestualizzazione: il fatto cioè che, spesso e volentieri, l’intervento di coaching è fine a se stesso e si concentra prevalentemente su quelle che sono le necessità psicologiche ed emotive della persona. Questo, che è un valore aggiunto, si può tramutare in un minus valore nel momento in cui viene a mancare la visione sistematica dell’impatto delle azioni del coach: ogni parola, ogni azione, ogni gesto e ogni esercizio che il coach condivide con la persona con la quale sta lavorando, soprattutto a livello Executive, produce impatti sistemici ridondanti all’interno dell’organizzazione. Qualora il coach sia poco consapevole delle dinamiche organizzative, delle pressioni strategiche, e di tutto ciò che è il mondo nel quale vive la persona che gli sta affidando il proprio percorso personale, come potrà contestualizzare al meglio strumenti e le tecniche per supportarne la crescita? Come potrà comprendere la delicatezza e l’importanza vitale di ogni sua singola parola?

La singola modalità esecutiva: una delle principali cause che portano i benefici del coaching esecutivo a sfumare molto rapidamente dopo la conclusione del percorso, è da ricercare nella mono modalità con il quale esso viene erogato. Le più recenti ricerche neuro scientifiche sull’apprendimento[3], confermano che esso, per essere efficace, deve coinvolgere i sensi in modo completo e incidere in modo significativo sul lato emotivo del cervello. Per far sì che questo accada, è necessario ripensare ai modelli di coaching non solamente come delle singole occasioni di incontro one to one, ma come un processo integrato, pianificato e diluito nel tempo, con l’obiettivo di sostenere la persona nel proprio percorso di sviluppo attraverso modalità eterogenee tra loro. Questo è inoltre maggiormente efficace alla luce delle differenti modalità di approccio all’apprendimento che ognuno di noi ha individualmente.

Il concetto di dipendenza: sia a livello etico che a livello professionale, l’azione del coaching dovrebbe, e utilizziamo volontariamente il condizionale, essere votata esclusivamente alla creazione dell’indipendenza dalla figura del coach. Questo significa che, ogni qualvolta il coach venga a contatto con persone, aziende o gruppi di lavoro che vogliano usufruire delle sue prestazioni, uno dei primi pensieri guida nella fase di progettazione deve essere l’obiettivo di rendere questi interlocutori quanto prima possibile autonomi. Succede spesso che il coaching venga invece utilizzato come pretesto per creare delle situazioni di dipendenza dalla figura del coach: queste portano a percorsi lunghi e tortuosi attraverso i quali le aziende si trovano, sia per poca competenza della materia che per eccesso di zelo verso la figura del coach, molte volte imbrigliate sia da un punto di vista operativo che economico.

Alla luce di queste tre principali motivazioni che abbiamo voluto condividere, riteniamo che sia giunto il tempo di una profonda riflessione per il mondo della crescita personale e professionale che viene identificato sotto il nome di coaching: chi si vuole fregiare di questo titolo deve essere consapevole di portare con sé un’enorme responsabilità. Questa responsabilità è forse la più profonda che una persona possa avere nei confronti di un’altra persona ed è la responsabilità del servizio: mettersi al servizio significa essere in primis consapevoli di se stessi, per poter applicare un ascolto profondo e consapevole non solo delle necessità altrui ma anche delle dinamiche che ne fanno da contorno.

Tutto ciò è fondamentale per poter poi scegliere le giuste parole e le giuste azioni al fine di incidere in maniera positiva e propositiva sull’esperienza di chi abbiamo di fronte, con l’unico obiettivo di aumentarne la consapevolezza.

In questa relazione, dove il proprio ego viene messo a tacere, dove nessuno è il guru di nessuno, e dove vige semplicemente la gioia nel dare supporto e nell’aumentare la consapevolezza altrui, vi è una transizione geometrica dalla figura della piramide, comunemente identificata come rappresentazione del controllo, alla figura del cerchio: nel cerchio ogni punto è equidistante dal centro e da esso, rappresentazione della profonda consapevolezza, ne trae e ne condivide l’energia.

Nasce Growth Coaching Program, il percorso di coaching in Oriens volto a creare una partnership professionale che metta al centro la persona, nella quale lo sviluppo del potenziale umano diviene la chiave per tradurre in modo concreto le strategie di business in risultati.


[1] Executive Briefing: Case Study on the ROI of Executive Coaching, Merrill C. Anderson, Ph.D., MetrixGlobal, LLC – 2001

[2] Maximizing the Impact of Executive Coaching, The Manchester Review, Volume 6, Number 1, Joy McGovern, et.al. – 2001

[3] https://trainingindustry.com/articles/content-development/how-the-brain-learns/

A cura di

Partner Consultant - Coaching, Comunicazione e Leadership

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