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Internazionalizzare: tra rinascita e incertezze

Anche quest’anno sta volgendo al termine e c’è un ambito, ovvero quello dell’internazionalizzazione, che mai come in questi ultimi anni ha subito dei cambiamenti radicali.

Il 2022, tutto sommato, era partito bene. L’incertezza geopolitica ed economica si faceva ancora sentire, ma eravamo tutti pronti a ripartire in quarta, spinti dal cauto ottimismo che accompagnava l’allentamento delle restrizioni legate al Covid-19. Ecco però che già a partire da febbraio, l’avvio della guerra in Ucraina ha gettato nuova benzina sul fuoco, mettendo a dura prova la resilienza anche delle aziende più solide e sostenibili.

Molte imprese italiane, infatti, erano riuscite a dimostrare una grande agilità nel periodo della pandemia, adattando la propria organizzazione ad una realtà nuova e sconosciuta a tutti. Oggi, però, quello che è maggiormente irregolare è proprio la prospettiva internazionale: alcuni paesi sembra stiano godendo di un forte rimbalzo post-pandemico, altri sembrano messi completamente in ginocchio dalle conseguenze più o meno dirette del conflitto ucraino.

E come possono reagire le aziende italiane a tutto questo? Un punto di partenza è la pianificazione. Oggi come non mai è indispensabile che le aziende siano in grado di prevedere scenari per essere pronte a rispondere a qualsiasi cambiamento avvenga. Per fare ciò è importante che ogni manager abbia la capacità di porsi le domande giuste, in base al proprio modello di business ed ai propri obiettivi.

Nella pratica, oggi, esistono strumenti efficaci in grado di supportare le aziende. La pandemia, infatti, ha portato con sé anche una nota positiva per le imprese italiane, accelerando notevolmente la transizione digitale, anche nel campo dell’internazionalizzazione, per esempio attraverso piattaforme e-commerce. Le PMI possono e devono beneficiare il più possibile di tutte le opportunità digitali offerte dal mercato, così da continuare o - perché no - iniziare ad esportare, rimodellando anche la propria situazione organizzativa alla nuova realtà che si sta profilando nel mondo.

La digitalizzazione, però, non si limita a questo. Da sempre le aziende hanno cercato all’esterno maggiori opportunità dietro le quali spesso si nascondevano rischi da gestire. L’ingresso in un nuovo mercato non può essere affidato alla speranza che vada tutto bene, al contrario dev’essere pianificato in ogni dettaglio. Per farlo è necessario partire dai dati. Un’adeguata raccolta, analisi ed interpretazione di questi è dunque il prerequisito fondamentale per poter costruire una strategia vincente, in grado di far prevedere gli eventi anziché subirli.

In conclusione, possiamo quindi affermare che, nonostante l’incertezza del momento, aprirsi a nuovi mercati, diversi da quelli nazionali, è una strada percorribile. Per fare ciò serve una chiara strategia di internazionalizzazione, che consideri, in particolare, le criticità che possono derivare dalle diverse normative in ambito legale e fiscale di ogni paese.

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