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L’agroalimentare: un settore sotto stress

Gli italiani si trovano ad affrontare un'inarrestabile inflazione, la più alta degli ultimi 40 anni. Questa è dovuta in parte alla pandemia, che ha alterato i normali cicli produttivi del mercato globale, e in parte al crescente conflitto in Europa, unito ai sempre più frequenti eventi climatici avversi.

Il costo del carrello della spesa degli italiani continua ad accusare aumenti a due cifre sulla maggior parte dei consumi generati dalla filiera agroalimentare. Questo accade per le difficoltà di approvvigionamento di alcune materie prime, in primis il grano, che è considerato il pilastro dell'alimentazione “mediterranea”. Un'altra causa è rappresentata dai rincari dei costi energetici, che condizionano pesantemente i trasporti su gomma, su ferrovia, per mare ed aria, e per l'esplosione dei costi quintuplicati dei noli di container. Stiamo vivendo l'onda lunga degli aumenti di questi costi, ancora presenti nella gestione delle varie fasi della filiera professionale agroalimentare.

Gli effetti più pesanti sono a monte della filiera, per la crescita abnorme dei costi di produzione e per le ripercussioni climatiche sui raccolti. A valle, gli effetti si fanno sentire anche per le tasche dei consumatori. A giugno 2023 i fatturati progressivi di vendita al dettaglio hanno indici positivi, sia a valore che in %. In particolare, la GDO ha registrato un aumento dei ricavi e dei margini. Tuttavia, i consumi dei prodotti, a pezzi e a colli movimentati, sono inferiori a quelli degli anni precedenti. Ciò significa che il trend positivo è effimero, perché non supportato da un reale aumento dei consumi. Gli aumenti dei prezzi sulle reti di vendita al dettaglio di alcuni prodotti del settore agroalimentare, che a volte sono speculativi, hanno prodotto una selettività dei consumatori target in funzione del loro budget di spesa.

Questo nonostante lo slancio dei consumi al dettaglio nel periodo della pandemia, dovuto alla snackizzazione del pasto domestico e allo sviluppo di nuove tendenze alimentari, quali i “free from” (gluten free – vegan – bio – stevia – etc.). Infatti, negli ultimi tempi, una parte dei consumatori ha già rinunciato ad alcuni prodotti della produzione agroalimentare di nicchia, di tendenza o ritenuti non essenziali e procede con prudenza anche nei consumi più basici, tipici della nostra alimentazione.

Tutte le variabili dello scenario socio-economico e commerciale, devono essere monitorate costantemente dalle aziende del settore e dagli attori della filiera professionale agroalimentare per cogliere tutte le opportunità di allineamento veloce ai mercati di riferimento, sia attuali che futuri, nell'interesse comune del superamento delle molteplici criticità occorse negli ultimi anni, per un'auspicata ripresa economica e per uno sviluppo reale dei consumi.

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