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La gestione della conoscenza in azienda

Gestione della conoscenza, il nuovo asset strategico per le Aziende di Successo 

Il “knowledge management” o la “gestione della conoscenza” è un concetto che si riferisce alla gestione e alla condivisione della cultura, portato avanti fin dall’antichità attraverso la costruzione di biblioteche e vari strumenti di diffusione della conoscenza.  

Negli ultimi decenni, il concetto è stato introdotto in ambito aziendale e si è ulteriormente evoluto grazie all’avvento della digitalizzazione. La gestione della conoscenza viene oggi definita come il processo di produzione, distribuzione, utilizzo e gestione delle informazioni all’interno un’organizzazione.  

I vantaggi della conoscenza condivisa 

Il vantaggio immediato di questo processo è la conservazione all’interno dell’Azienda della conoscenza delle persone, derivata da anni di studi ed esperienze, al fine di tutelare il know-how aziendale e massimizzare il ritorno dell’investimento, garantendo un vantaggio competitivo stabile e durevole nel tempo.  

Se strutturato e condiviso in maniera adeguata, questo sistema consente alle risorse di attingere al patrimonio informativo aziendale ed aumentare le proprie competenze, oltre a migliorare la propria modalità di trasmissione delle informazioni all’interno dell’organizzazione. Per di più, la condivisione dei contenuti trasversalmente alle varie aree aziendali favorisce l’allineamento agli obiettivi strategici e contribuisce ad instaurare un clima di collaborazione, volto alla creazione di nuove idee. 

La formazione del personale alla base del successo aziendale 

La formazione del personale è parte integrante della gestione delle risorse umane in azienda. 

Dall’ultimo report di Randstad “Employer Brand Research 2022” emerge che le persone con un livello di istruzione elevato danno molta importanza ad un percorso formativo di qualità (75%) e, in particolare, l’80% dei dipendenti in Italia ritiene fondamentale la formazione continua. Tuttavia, solo il 47% crede che il proprio datore di lavoro offra sufficienti opportunità in tal senso. 

Analizzando le metriche più significative a tal riguardo, si rileva come le organizzazioni con dipendenti altamente stimolati a livello formativo abbiano una redditività maggiore del 21% e una probabilità 12 volte inferiore di lasciare la loro azienda rispetto ai colleghi non coinvolti in processi di formazione.  

L’86% delle aziende intervistate ha riferito che i programmi di formazione digitale hanno aumentato significativamente il coinvolgimento e le prestazioni dei dipendenti.  

Una migliore Employee Retention abbatte i costi dell’HR 

Un altro beneficio della conoscenza condivisa è la diminuzione del turnover del personale, elemento di grande rilevanza per le aziende in termini di costi, tempo ed energie. 

Basti pensare che, secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Organization Science”, il costo stimato di un dipendente dimissionario che guadagna 8 dollari l’ora (poco più di sette euro) si traduce in perdite per l’azienda che vanno da 3.500 a 25.000 dollari (ovvero da 3.000 a 20.000 euro per ogni risorsa persa). I costi includono le spese di assunzione, il tempo di formazione e la minore produttività causata dalla risorsa mancante.  

Meno visibile rispetto all’aspetto finanziario ma altrettanto importante è l’impatto sulle dinamiche del Team. Difatti, le risorse più qualificate fungono da punto di riferimento per i propri colleghi e di conseguenza la loro fuoriuscita genera un inevitabile gap di competenze, che innalza il livello di stress e abbatte il tasso di produttività.  

Ma come si codifica la conoscenza? 

La conoscenza è suddivisa in due componenti: la conoscenza esplicita e la conoscenza implicita. Mentre la conoscenza esplicita (libri, immagini, numeri e formule) è generalmente facile da condividere e comunicare, la “tacit knowledge”, o conoscenza implicita, è quella parte della conoscenza aziendale composta da best-practice e processi decisionali acquisiti in base all’esperienza, che la rendono molto più difficile da codificare.  

Il vantaggio di utilizzare uno strumento digitale in tal senso facilita la codifica della conoscenza implicita attraverso sessioni di condivisione strutturate e la definizione di regole attorno all’argomento. Il modo migliore per proteggere il know-how aziendale è quello, dunque, di dotarsi di un “Knowledge Management System”, attraverso il quale creare un database centralizzato dove raccogliere tutto il capitale intellettuale, rendendolo facilmente ricercabile e accessibile dalle risorse aziendali. 

Conclusioni 

In conclusione, la gestione della conoscenza negli ultimi anni si sta trasformando da semplice best-practice ad asset strategico nelle aziende di tutte le dimensioni e di tutti i settori. Gli strumenti di Knowledge Management consentono di far fronte ad un mercato del lavoro sempre più precario e, inoltre, prevengono la dispersione di un inestimabile patrimonio di conoscenze, acquisite in anni di esperienza lavorativa.  

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